DIPINGERE IL TEMPO. “Con la pittura ad inchiostro di china si dispiega il mio processo creativo. Non credo esista un’intuizione creativa nello spirito, un’azione che si formi nell’interiorità e dopo si manifesti in un gesto corporeo. L’atto espressivo è direttamente legato al gesto che si manifesta e lo fa vivere, non prima. La rivelazione del corpo come creazione ed esperienza. Dall’esperienza cerco di capire, attonito e meditativo, di fronte ad eventi semplici e comuni. Un atto di spogliamento di ciò che è superficiale per andare all’essenziale”. In passato, la pittura si celava dissimulandosi nella rappresentazione del racconto. Oggi non potrà che dissimularsi nel farsi corpo nudo. L’opera trascende l’oggettualità, istante-presente, sulla quale si proietta tutto l’ essere. Presente che fa coincidere momenti separati. Ogni opera, non inizio, non svolgimento, non fine. Dipingere diventa azione continua, rifare, perseverando. La pittura prende forma cercando la pittura. Pausa, empatia, trapasso dal determinato all’indeterminato.
Dipingere l’ impermanenza e la dissolvenza è dipingere il tempo. Ad ogni istante tutto daccapo. Inquietudine che trascina in un nuovo presente, esperienze passate. La seduzione di un pensiero dischiude la superficie dell’opera. Il bianco s-copre un timbro, una trasparenza, una profondità. La pratica del dipingere non può essere un esercizio innocente. Può simulare il gioco mentre si consegna a un pensiero che sempre ritorna. Lo spirito del gesto si gioca con forza nell’immediato. Per guardare attraverso, di vedere, un poco più da vicino, oltre. “Abbracciare l’intero universo con un solo sguardo” (K. Sawaki). Un viaggio, una durata contemplativa, la vita nascosta e silenziosa dell’arte.
Raf Chigyo Ianzano
